Banche venete, Baretta: “Il negoziato non è finito” (Milano Finanza)

banche-popolari--672x351Nella seguente intervista con Milano Finanza, il sottosegretario all’Economia e alle Finanze Pier Paolo Baretta spiega l’importanza di procedere con il sostegno dell’Ue, ma ribadisce dall’altra parte che uno stop alle popolari venete avrebbe effetti fortemente recessivi.

La ricapitalizzazione precauzionale pubblica per Popolare di Vicenza e Veneto Banca si e’ bloccata dopo la richiesta della Direzione Concorrenza della Commissione Ue di capitali da privati per 1 miliardo di euro. In questa intervista Pier Paolo Baretta, sottosegretario al ministero dell’Economia, assicura pero’ che “il negoziato non e’ affatto concluso”. Baretta, nato a Venezia, invita la Commissione a valutare meglio gli effetti per l’economia veneta di uno stop al salvataggio delle due banche.

Qual e’ la situazione per Bpvi e Veneto Banca dopo gli ultimi incontri tra Tesoro, Banca d’Italia e vertici delle banche?

Da un lato c’e’ preoccupazione da parte del governo e dei responsabili degli istituti per una situazione che appare molto problematica. Dall’altro pero’ c’e’ anche la forte convinzione che le banche non vadano abbandonate e che il problema debba essere risolto positivamente. Per questo motivo il ministro Padoan ha escluso ogni ipotesi di bail-in, mandando un segnale chiaro ai risparmiatori e ai mercati.

Il Tesoro puo’ ottenere uno sconto sulle richieste Ue per la ricapitalizzazione?

Vanno fatte due osservazioni. In generale, l’intervento pubblico implica l’utilizzo di denaro dei contribuenti, percio’ in linea teorica ha una logica la tesi che ci possa essere un contributo privato accanto a quello pubblico. Nel caso specifico pero’ va evidenziato che l’ultimo incontro con la Commissione ha avuto carattere tecnico e interlocutorio, fa parte di riunioni periodiche e quindi e’ stato tutt’altro che definitivo. Da questo punto di vista il contatto con l’Europa prosegue e confidiamo di trovare una soluzione che ci dia il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale. Insisteremo per raggiungere questo risultato.

Quanto ai privati, le banche e le fondazioni hanno detto con chiarezza che non vogliono versare altro denaro per i due istituti.

Al posto dei soggetti privati non mi affretterei a fare dichiarazioni, perche’ il momento e’ delicato e bisogna semmai stringersi attorno al governo e alle banche per trovare insieme le soluzioni. Dire che ci si sfila non aiuta. Detto questo, e’ chiaro che le banche hanno gia’ fatto sforzi importanti. Non a caso da tempo insisto perche’ anche imprenditori veneti partecipino alla cordata di salvataggio di banche molto importanti per il territorio. Cio’ che conta davvero ora e’ che ci si metta tutti insieme nell’ottica indicata dal governo per salvare gli istituti.

Ha riscontrato l’interesse concreto di alcuni imprenditori?

Per il momento prevale la prudenza e ne comprendo le ragioni, ma sottolineo che il sostegno avrebbe natura strategica. I risparmiatori hanno gia’ aderito al 70% alla transazione proposta dagli istituti: una prova di fiducia in un contesto difficile. Dovremo costruire un piano in cui il governo e’ l’attore principale ma nel quale tutti convergano verso lo stesso obiettivo. E alla fine anche la Commissione ne dovra’ tener conto. Se ci presentiamo a Bruxelles con un piano che vede insieme governo, privati, risparmiatori, imprenditori, istituzioni e politica, le probabilita’ di successo del negoziato aumentano.

C’è frustrazione per aver messo a disposizione uno scudo da 20 miliardi e non poterlo usare?

Non ci aspettavamo che fosse un percorso facile. Percio’ ci siamo mossi per tempo, in modo da dare un segnale immediato e contrastare i rischi di bail-in. Quest’ultimo e’ oggi un tema di confronto in Europa, non tanto con la Commissione ma nel dibattito con gli altri Paesi. Mentre l’Italia dice di non volere il bail-in, in Europa potrebbero esserci forze che al contrario premono perche’ si realizzi. Noi pensiamo che, sia nel caso delle venete che di Mps, non si possa arrivare a esperienze di risoluzione: non perche’ una banca non possa mai fallire per principio, ma perche’ questi istituti hanno un legame profondo con l’economia dei territori coinvolti.

Che cosa vorrebbe dire una risoluzione per il Veneto?

Oggi il Veneto sta cercando di uscire dalla crisi degli ultimi anni. Il tracollo delle due banche avrebbe un effetto tremendamente recessivo per l’economia. Credo che questo aspetto sia sottovalutato dall’Europa e dovrebbe essere compreso meglio da Bruxelles. Non stiamo parlando di istituti minori. La regione in cui operano e’ una delle principali in Italia e in Europa a livello industriale, logistico e turistico.

Nei salvataggi bancari la rapidita’ e’ essenziale. Quali sono i tempi prevedibili per una soluzione definitiva?

Abbiamo piena coscienza che le tempistiche sono fondamentali in queste circostanze. Vanno contrastati in ogni modo i timori. Impossibile azzardare previsioni esatte sui tempi, ma saranno il piu’ possibile stretti.

L’Italia e’ poco presente a Bruxelles? Spesso viene chiesto al governo di farsi sentire di più.

Andrebbe precisato che cosa vuol dire farsi sentire. Intervenire nelle banche senza il consenso dell’Europa? La situazione si aggraverebbe innanzitutto per le banche. Riteniamo che sia meglio lavorare per trovare un accordo. In questi anni sulle questioni economiche abbiamo chiesto, contrattato e ottenuto la flessibilita’ sulle manovre. Sulle banche abbiamo tenuto botta e gli stress test ci hanno dato ragione, con l’unica eccezione di Mps. Sarei perciò prudente a dire che la presenza del Paese in Europa e’ debole. Anche gli esponenti europei riconoscono che con l’Italia c’e’ una dialettica intensa.

Quindi e’ esclusa l’ipotesi di procedere con la ricapitalizzazione anche senza ok della Commissione Ue, come alcuni suggeriscono?

Sarebbe un boomerang, perche’ dopo scatterebbe l’infrazione e il divieto di aiuti di Stato. La crisi delle banche peggiorerebbe, cosi’ come la reputazione del settore e dell’Italia sui mercati. Essere energici nei confronti dell’Europa e’ giusto, ma il vero successo e’ portare a casa un accordo.

L’intesa sembra invece in arrivo su Mps. Tutt’altra partita rispetto alle due venete?

Per il governo non sono due partite separate; vogliamo trovare una soluzione su entrambi i fronti.

2017-05-27T13:51:12+02:00 27 Maggio 2017|News, Notizie dal Veneto, Rassegna stampa|

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