L’ultimo appello al pressing sul governo perché si riesca ad andare al voto a novembre arriva dalla Mostra del Cinema per voce del sottosegretario all’Economia e Finanze, Pier Paolo Baretta: «Io ero per votare alla scadenza naturale, per dare tempo alla città di riprendersi dopo la batosta del Mose», ammette, «ma constato che l’agenda dei problemi si infittisce ogni giorno: dal Contorta all’Alta velocità in aeroporto, dal degrado urbano alla sicurezza, soprattutto a Mestre. Tutti temi che hanno bisogno di scelte politiche che vanno oltre il pur importante lavoro che sta facendo il Commissario». È un fronte sul quale si è schierato anche l’ex sindaco Massimo Cacciari, e sul quale sono in prima linea anche il senatore del Pd Felice Casson e l’ex assessore Gianfranco Bettin. Entrambi lo hanno ribadito l’altra sera al dibattito organizzato all Sherwood Festival al parco di San Giuliano. «È chiaro che è una scelta politica, ma è una scelta che dobbiamo sostenere, perché la Venezia sta attraversando una situazione straordinaria», ricorda ancora Bettin, «e quindi può essere trovata una soluzione straordinaria per dare una guida alla città». Come noto la scadenza ordinaria è quella di primavera – alla fine di marzo – ma il governo potrebbe intervenire con un decreto per anticipare le amministrative. Una decisione che andrebbe presa entro i primi giorni di settembre: difficile, ma non impossibile. «Se c’è la volontà di tutti ce la possiamo fare», ricordava Casson l’altra sera a San Giuliano. Almeno che non ci sia qualcuno cui fa comodo il “lavoro sporco” – i tagli al bilancio – che sta facendo il commissario Zappalorto. Nel principale partito dell’ex maggioranza di centrosinistra ci sono posizioni contrastanti. L’ex sottosegretario e oggi segretario provinciale del Pd, Marco Stradiotto, sostiene infatti che «voler anticipare il voto a novembre sarebbe una porcata». «Non si capisce perché solo per Venezia si debba mettere mano a una legge nazionale, approvata proprio per evitare che in Italia si andasse a votare ogni tre mesi». E di opportunismo politico e giochi sporchi non vuol sentire parlare perché, stante la situazione delle casse del bilancio della città, «quello che sta facendo il commissario lo avrebbe fatto qualsiasi persona di buon senso». E ancora: «Non c’è motivo per cui si debbano cambiare le regole in corso e andare al voto subito». Sull’argomento il Pd è spaccato in due: c’è chi crede che ci sia subito il bisogno di una guida per la città, e chi sostiene che si debba procedere con maggior cautela. Anche perché, sul piano operativo, andare al voto a novembre complicherebbe molto l’organizzazione delle Primarie per l’elezione del candidato a sindaco. Elezioni anticipate necessarie anche per i Cinque Stelle, come spiega Davide Scano: «Non è una questione di calcolo politico, per noi poco cambierebbe. Ma c’è bisogno di una guida per la città». Lo aveva sillabato anche Beppe Grillo dal suo blog, dopo lo scoppio dello scandalo Mose: «A Venezia bisogna andare al voto subito». C’è invece la primavera sull’orizzonte politico dell’Ncd. Dice il senatore Mario Dalla Tor: «Non ha senso cambiare la legge, il commissario non potrà fare più danni di quanti ne ha fatti Orsoni». Dubbi anche da parte dell’ex consigliere Michele Zuin (Forza Italia): «Se me lo avessero chiesto un mese fa avrei detto novembre, ma ora mi sembra davvero troppo tardi, anche perché i partiti hanno bisogno di organizzarsi. Quello di Baretta è un appello che arriva fuori tempo massimo. È al governo, ci potevano pensare prima».
di Francesco Furlan
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