Botta e risposta a distanza tra il sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci e Pier Paolo Baretta, che quel ruolo al Mef lo ha ricoperto per cinque anni sotto i governi Letta, Renzi e Gentiloni. Nodo del contendere il decreto attuativo del fondo di ristoro per le vittime di reato bancario.
Stando a quanto sostenuto nei giorni scorsi da Bitonci alla stampa, il nuovo governo gialloverde sarebbe impegnato nella riscrittura del decreto, con l’obiettivo di allargare la platea degli aventi diritto e di semplificare le procedure di accesso. A smentire questa ricostruzione, che giustificherebbe un allungamento dei tempi di approvazione e pubblicazione del decreto, è lo stesso Pier Paolo Baretta, che di quel fondo ne fu promotore e artefice nell’ultima legge di bilancio. In un’intervista al La Nuova Venezia, l’ex-sottosegretario ribadisce che nessuno è stato escluso dalla possibilità di accesso al fondo, purché sia riconosciuto come vittima di un reato bancario da un giudice o dall’arbitrato Anac. Spetterà a quest’ultimi, inoltre, stabilire l’entità del danno subito e, quindi, l’ammontare dell’indennizzo.
“Il decreto che abbiamo consegnato al nuovo governo – spiega Baretta nell’intervista – non prevede limitazioni di platea. La limitazione deriva dalla cifra che è insufficiente e che va aumentata nella prossima legge di bilancio, così come il Parlamento aveva già deciso l’anno scorso, al momento di istituire il fondo che è stato votato da tutti”.
L’allargamento della platea di cui parla Bitonci può far riferimento solo alla volontà del nuovo governo di dare qualcosa a tutti, “ma non corrisponde alla logica con cui è stato costruito il fondo” spiega Baretta. Ad accedervi, infatti, dovrebbero essere coloro che hanno subito un danno ingiusto perché vittime di un illecito perpetrato ai loro danni dalle banche.
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